Page 4 - Implantologia Dentale Massimiliano Apolloni
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                    DA LEGGERSI PRIMA DI INIZIARE A CONSULTARE IL TESTO

Ho ritenuto, a testo ormai completato da tempo, di aggiungere questa pagina perché le chiarificazioni in
essa contenute sono molto importanti per far comprendere quanto nel testo è esposto e specialmente il
motivo per cui così è stato redatto. Essendo infatti il libro, per vari motivi, messo assieme nel giro di più anni,
è comprensibile che nel frattempo tante cose possano essere cambiate! Potrebbe il fatto essere un demerito per il
testo stesso, ma invece ritengo che nell’intento secondo il quale è stato scritto senza rivalse di sorta, ma solo
come storia di una ricerca in ambito di una specializzazione di metodi alternativi a quelli da tutti ormai accettati e
ritenuti validi dalla scienza ufficiale, ne sia invece un vantaggio. Un vantaggio proprio perché mano a mano che
il tempo passava e con esso affinavo le mie esperienze, ho descritto nei vari capitoli quanto mi accadeva di
apprendere di giorno in giorno nella mia professione. Non dovrà quindi il lettore meravigliarsi di certe mie
soluzioni e del cambio di certi punti di vista, poiché è noto che ormai tutto si evolve e se per il passato per
arrivare a delle conclusioni o scoperte, occorrevano anni, attualmente anche per merito della tecnologia sempre
più avanzata, si può arrivarci addirittura da un giorno all’altro. Di conseguenza principi o metodi che ritenevo
validi anni or sono, ora possono aver perso in parte la loro validità e quindi gli ho sostituiti con altri migliori, ma
che però da quelli sono derivati: cioè se prima non avessi messo a punto un determinato metodo che adesso mi
pare meno efficiente, ora però non sarei arrivato a quello più perfetto. Per tutto questo ed altro di cui lo stesso
lettore potrà spontaneamente rendersi conto, il testo va letto quale descrizione di un’esperienza continua e di
ricerca incessante per arrivare al meglio, sempre s’intende con sistemi alternativi a quelli ormai in uso da anni.
Mi si chiederà: ma perché se ormai esistono metodi implantologici dalla scienza ufficiale ritenuti affidabili e
sicuri, andare ricercarne degli altri? Per spiegarmi meglio faccio un esempio inerente al grande rialzo del seno
mascellare. Questo metodo a mio parere, se fatto da persone competenti, è ottimo sotto tutti i punti di vista e per
questo sarebbe sempre da proporre. Capita però talvolta che, essendo la teca ossea che chiude in basso l’antro,
così ridotta nel suo spessore, il metodo si debba mettere in atto in due tempi perché non ci sarebbe una ritenzione
primaria dei cilindri implantari. In tal modo il seno viene prima riempito del materiale osteointegratore e dopo
otto, nove mesi (il tempo che si aspetta sembra non guasti), vengono immessi gli impianti, ma ancora è
necessario attendere per mettere i denti definitivi. Di conseguenza allora, qualora si possa con altrettanta
sicurezza di durata mettere al paziente denti fissi nel più breve tempo possibile, non mi sembra cosa da poco. Il
metodo del rialzo comunque non è l’unico per il quale occorrono spesso tempi molto lunghi, anzi! Ecco perché
tutta la mia ricerca è sempre stata rivolta nel senso di guadagnare più tempo possibile. Ho avuto sì, talvolta delle
delusioni, devo ammetterlo, ma nel complesso le cose sono andate in modo da farmi continuare sulla strada
intrapresa molti anni or sono, seppur ho sempre abbracciato convinto ed entusiasta, tutte le metodologie moderne
che la scienza odontoiatrica mette a nostra disposizione. Confesso comunque che avendo una certa età ed essendo
stato già negli anni ’60 uno fra quelli che aveva molto fede nell’implantolgia quando ancora la stessa era ritenuta
fantascienza e si scriveva che mai sarebbe divenuta una realtà (chi ha la mia età potrebbe avere conservato, come
ho fatto io, gli articoli di riviste, ma anche di giornali come La Stampa ecc. ecc., nei quali le Università sparavano
a zero contro l’implantologia), che se tornassi da capo non mi metterei certo in simili ricerche e …..angustie, ma
accetterei come “manna dal cielo” tutto quanto l’odontoiatria ufficiale ammette e decreta. Anche perché è inutile
pretendere che coloro che non hanno una certa manualità o che si affidano solamente a metodi completamente
codificati, possano avere successo usandone altri alternativi che implicano ulteriori conoscenze e ben altre
difficoltà. Prendo come esempio l’inserzione delle staffe, che su questo testo ho tentato di ben spiegare: se non
applicate a dovere portano certamente a degli insuccessi e così è facile pensare che il metodo non sia accettabile
(anche per tale motivo ho ideato la emi-staffa che ha, a mio parere, rivoluzionato il sistema sia per facilità di
applicazione che per validità). Non avendo quindi prestato fede solamente a quanto suggerito dalla Scienza
Ufficiale, dopo aver a suo tempo redatto un testo che con il senno di poi posso anche giudicare …. un po’
ingenuo, ma che espone dei lavori impianto- protesici eseguiti addirittura negli anni settanta, mi sono proposto di
scriverne un altro. A mia discolpa devo dire che l’avevo iniziato con un certo risentimento e con un tantino di
polemica contro coloro che usando i metodi convenzionali e codificati credono di saper tutto e tutto risolvere!
Onestamente riconoscendo però che in campo odontoprotesico la Scienza Ufficiale ha trovato dei metodi
veramente miracolistici, pregherei il lettore di dar venia a qualche mia presa di posizione e prenderla invece quale
una pacata discussione come potrebbe essere ed esiste tuttora fra la medicina tradizionale e quella omeopatica, la
quale sembra, che dopo essere stata molto avversata, abbia attualmente abbastanza preso piede (nell’ambito
s’intende di una certa realtà e nella cura di particolari malattie).
Mi auguro quindi che il testo risulti solo come una piacevole lettura delle mie esperienze e che qualcuno sappia
estrapolarne quel tanto o meno d’utile che possa servirgli per la propria professione: per arrivare a tanto sarà però
necessario che il lettore abbia la pazienza di prendere in considerazione qualunque minimo particolare descritto.
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