CASI E METODICHE DIVERSE
CASO
REALIZZATO DAL DOTT. ENRICO BELOTTI E DAL DOTT. ELIO PIZZAMIGLIO
Foto
n° 1
Foto n° 2

Foto
n° 3
Foto n° 4

Foto
n° 5
Foto n° 6

Foto
n° 7
Foto n° 8

E’
un’evidente dimostrazione di come le metodologie possono fra loro integrarsi.
Il caso mostra un’implantologia multitipo a carico immediato dove un
iuxtaosseo parziale ha corretto un
insuccesso di alcuni impianti inseriti in un tempo anteriore.
La
figura n° 7 mostra il provvisorio applicato in giornata subito dopo
l’inserimento dello iuxtaosseo. Le figure precedenti illustrano le fasi
tecniche del procedimento e l’ultima (fig. n° 8) la panoramica
dell’intervento portato a termine con il provvisorio in resina inserito.
A
sx due viti endossee, una staffa e tre aghi inseriti quasi orizzontalmente per
la scarsità in verticalità di tessuto osseo ( realizzazione dott. Elio
Pizzamiglio).
ESEMPI
DI IMPLANTOLOGIA AD AGHI REALIZZATI DAL DOTT. LUCIANO RICCARDI CHE RESISTONO DA
MOLTI ANNI E INDETERMINATAMENTE NEL TEMPO.

Caso
eseguito nel 1986.
Controllo
nel giugno 2002 (anni 16).

Caso eseguito nel 1989 (radiografia intraoperatoria).
Controllo al 10.01.2000 dopo 11 anni.

Impianto totale inferiore eseguito nel 1988.
Impianto totale inferiore 1995 e superiore 2002
Controllo al 30.01.2003 (anni 15).
(controllo dopo 7anni dell’impianto inferiore).
……e
infiniti altri lavori implanto-protesici risolti in tal modo (se lo spazio e il
tempo lo permettessero), si potrebbero presentare come esempi di lunga durata e
perfetta funzionalità! Ma specialmente per dimostrare che pur anche non
seguendo dogmi di fede e codificazioni imposte si possono ottenere buoni
risultati.
La
Scienza Odontoiatrica Ufficiale non negava forse sino a qualche decennio fa la
possibilità di mettere i denti a chi ne abbisognava in modo stabile e fisso
mediante l’implantologia? E adduceva motivi
che pur potendo a quel tempo sembrare più che veritieri, poi si sono rivelati
solo teorici!
ALTRO
CASO DEL DOTT. LUCIANO RICCARDI

Grande
rialzo del seno con impianti tradizionali
a
Unione delle parti emergenti degli
impianti tradizio-
sx
(nella foto) e impianti a due tempi a dx .
nali con barrette o fili di titanio
elettrosaldati.
DUE CASI REALIZZATI DAL DOTT.
ULISSE MAZZOLENI

Nel
primo caso superiormente a dx (riferendosi
alla foto) sono stati inseriti “anche” degli impianti a due tempi, mentre
nel secondo, al posto del rialzo del seno, sono state usate due staffe
iuxtaossee.
METODO
IDEATO DAL DOTT. GIUSEPPE BRUSCA
Il
dott. Brusca ha ideato un ramo impianto mandibolare che sotto un certo aspetto
ricalca quello del prof. Linkow, realizzabile però con minima traumaticità e
invasività nonché immediatezza. Si tratta infatti di inserire nel ramo
ascendente della mandibola delle viti autofilettanti che verranno poi unite
mediante delle barre orizzontali o dei fili di titanio a quelle inserite più
mesialmente, scavalcando in tal modo le zone nelle quali il nervo mandibolare
impedirebbe il posizionamento di impianti (o almeno lo renderebbe pericoloso).
Le figure mostrano quanto sopra succintamente esposto: posso assicurare che il
metodo è veramente valido e può risolvere casi talvolta di difficoltà estrema
senza intervenire con chirurgie più complesse e invasive.

ALCUNI
METODI DEL DOTT. LUCA DALCARLO

Fig. n° 1 Fig. n° 5

Fig. n° 2 Fig. n° 6
Sequenza di un’implantologia con lama sotto-corticale.
Un
Metodo spesso
adottato dal dott. Luca Dal
Carlo, che ha l’indubbio vantaggio di lasciare quasi intatta la corticale che
ricopre la spalla della lama (a parte la piccola breccia ossea che si deve
aprire per inserirla).
Come tutti i sistemi tradizionali anche in tal caso l’impianto
è subito caricabile.
Fig. n° 3
Risulta
evidente quindi, come del resto sempre discusso e dimostrato in Congressi
nazionali e Internazionali, che pur attualmente anche le lame hanno la loro
indubbia validità nel contesto di tutta l’implantologia.
Esse
permettono spesso di evitare
interventi molto traumatizzanti e talvolta addirittura inutili
a chi, a seconda dei casi, è in grado di servirsi appropriatamente dei
vari metodi implantologici.
Fig. n° 4
Altri
due casi del dott. Luca Dal Carlo: nel primo impianto pterigoideo realizzato
perfettamente con un impianto cilindrico, allo stesso modo di come viene
descritto nel testo americano Implant Therapy – Vol. n° 2.
Nel
secondo la combinazione di un impianto cilindrico a due tempi (in grande rialzo
di seno) e di una lama inserita nel tuber.
A
mio parere anche questi casi testimoniano la
maggior completezza di aggiornamento professionale di coloro che conoscono e
mettono in pratica tutti i metodi validi implantologici, a differenza di chi ne
conosce uno solo. (E’ da tener
presente che il dott. Dal Carlo fa parte
di quelli che conoscono tutti i sistemi e da sempre pratica anche
l’implantologia ad ago).
DOTT.
GIORGIO LORENZON
Estratto
dagli Atti del Congresso Internazionale AISI 18-19 ottobre 2002.
Staffe
modificate dal dott. Lorenzon.
A sinistra studio sulla migliore distribuzione
del carico usando
anche le staffe
piuttosto che solo impianti
endossei.
Panoramiche
di due lavori implanto-protesici con impianti a staffa ed endossei a vite
autofilettante.
DOTT.
DANILO NADALINI
IMPLANTOLOGIA
A DUE TEMPI
Esempi
di rialzo del seno perfettamente eseguiti dal dott. Danilo Nadalini
in casi nei quali è più che mai evidente che l’unica metodologia da
applicare era questa.


E’
del tutto comprensibile che quando per mancanza totale di tessuto osseo sotto i
seni mascellari e completa inesistenza dei tuber, mediante l’implantologia
tradizionale non si possono risolvere i casi, si debba ricorrere a metodiche
diverse e cioè al grande rialzo del seno mascellare. In tali evenienze ci sono
professionisti, specialmente i chirurghi maxillo-facciali che preferiscono usare
innesti di tessuto osseo trasportati da altre parti dello scheletro. Altri usano
con buon esito materiali osteointegratori di derivazione animale come il Bio Oss
e altri. Con ambedue i metodi i risultati danno una soddisfacente percentuale di
successo pur se, quando mi è stato possibile, ho cercato di evitare questi
interventi a vantaggio di altri più immediati. Non nego quindi la loro indubbia
validità, ma ritengo inutile in questo testo descriverne le modalità di porli
in atto. Infatti in tutte le riviste del settore, nei Congressi e in ogni corso
d’insegnamento, non si fa ormai che parlare e descrivere tali metodiche e
quindi il lettore può averne un’ampia informazione anche attraverso questi
canali che sono ormai alla portata di tutti.

Ponti
in ceramica fissati su impianti a due tempi inseriti con il Rialzo del seno.
(Il
colore non è quello reale causa un’incidenza di luce errata durante
l’esecuzione delle fotografie)
Sebbene
non voglia entrare in merito alla metodica del grande rialzo del seno
mascellare,…….una piccola variante che potrebbe talvolta anche essere di
utilità.
Al
posto di aprire un’ampia finestra più o meno rettangolare sulla parete
vestibolare del mascellare, sia asportando completamente la parte ossea, sia
ribattendola all’interno del seno sulla membrana di Sneider scollata in modo
che chiuda in alto lo spazio approntato per immettere il Bio Oss, si può invece
aprire la cavità sinusale asportando minimamente l’osso mediante una
progressiva limatura. Ciò si ottiene usando una fresa ogivale montata su
manipolo a basso numero di giri e sotto irrigazione d’acqua per evitare il
surriscaldamento. Arrivati in tal modo a ridosso della membrana, cioè quando
questa è stata tutta privata della parte ossea che la ricopre, con un apposito
scollaperiosto arrotondato in cima e pure di sezione rotonda, ma sul quale su di
un lato è ricavata una tacca formante un piccolo dente (come illustrato nella
figura che segue), s’inizia a scollare la membrana partendo dai margini del
foro, il quale sarà di un centimetro o più di lunghezza, a seconda del numero
degli impianti da immettere. Arrivati a questo punto si aprono sulla cresta
edentula altri fori per inserire gli impianti e usando lo strumentario adeguato
li si avvita per tutta la loro lunghezza. Si zeppa quindi il Bio Oss tutto
intorno alla parte dell’impianto che sta nel seno. Ancor prima comunque di
inserire l’impianto o gli impianti è bene immettere nella cavità approntata
una parte di Bio Oss per poi terminare appunto il riempimento quando li stessi
sono inseriti completamente. Si ricopre il foro aperto sulla parete vestibolare
del mascellare con una membrana riassorbibile, ripiegandola anche sulla cresta
edentula in modo da coprire pure le parti degli impianti che si affacciano sulla
stessa e sulle quali poi andrà avvitato il moncone artificiale (abatement).
Sopra la membrana viene adeguatamente tirata e suturata la mucosa
antecedentemente scollata. Trascorso il tempo necessario affinché gli impianti
si fissino e si stabilizzino, si apriranno dei piccoli fori nelle zone ove ci
sono da avvitare i monconi. Qualche volta, al posto della membrana che ricopriva
le parti affioranti degli impianti, si può trovare anche dell’osso
neoformato. Con un piccolo intervento comunque si potrà asportarlo e liberare
la parte su cui verrà fissato avvitandolo il moncone artificiale.
L’esperienza
tuttavia, assieme alla preparazione, suggerirà di volta in volta
all’operatore il modo più idoneo di comportarsi a seconda dei casi che gli si
presentano.
DISEGNO
SCHEMATICO “APPROSSIMATIVO” PER
DARE UN’IDEA DI QUANTO SOPRA SPIEGATO

Fibromucosa
Fresa
Foro praticato nella
Scollaperiosto e
1 Fibromucosa
scollata
teca ossea scollamento della m. di Sneider
2
Membrana
riassorbibile
3
Bio-Oss
4
Membrana riassorbibile
5
Impianto
Qualora non si abbia la
stabilizzazione primaria
dell’impianto causa la sottigliezza della
cresta edentula, si
potrà talvolta (a
seconda dei casi )
anche immobilizzarlo
con una
placchetta da
ostesintesi (da asportarsi a
fissazione avvenuta). Così
facendo si eviterà di eseguire l’intervento in due
tempi e cioè con il riempimento della
cavità sinusale
prima con Bio Oss,
e dopo
alcuni mesi con l’inserimento
dell’impianto. E’ questo
comunque un metodo che mi è stato riferito e non
avendolo personalmente
fino ad ora messo in atto, non possoconfermarne sia la
realizzazione che la validità. Un fatto certo
invece è, che qualora la membrana
di Sneider venga lesa, con adatta strumentazione e con un filo
molto sottile (sette zeri), si
può perfettamente suturarla.
N.B.
E’ da far presente che il bisturi
piezoelettrico agevola di molto tali
interventi.

Placchetta adattata e
fissa viti da ostesintesi
CASI REALIZZATI CON LAME DAL DOTT. MARCO GNALDUCCI


Implantologia
totale superiore con lame eseguita nel 1988 ed inferiore nel 1998 (si nota un
po’ la differenza di colore fra i due circolari dato il lungo lasso di tempo
trascorso tra i due interventi)

Lama a due tempi inserita superiormente
a livello del tuber . Pure con gli impianti a lama è possibile eseguire la
metodica a due tempi!
Alcuni
lavori del dott. Marco Gnalducci.
Il
dott. Marco è il figlio del compianto collega dott. Giorgio Gnalducci del quale
ha continuato la sua opera con la stessa metodologia.
Il
padre, dott. Giorgio Gnalducci, fu un pioniere dell’implantologia endossea a
lama e lavorò per vario tempo a Milano anche in collaborazione con il prof.
Leonard Linkow. Egli si dedicò alla specialistica con tale ardore e entusiasmo
al punto che il prof. Carlo Sirtori, Presidente della Fondazione Carlo Erba e
Direttore dell’Istituto Gaslini di Genova, lo chiamò addirittura “il
Savonarola” dell’implantologia. Io stesso ebbi modo di vedere dei suoi
lavori realizzati con lame e constatare come dopo molto tempo che erano stati
posti in atto, stessero perfettamente in bocca! E sì che in quegli anni, nei
quali furono portati a termine, tanto si criticava il metodo e tanti insuccessi
si ebbero, ma ciò dipendeva da chi eseguiva l’implantologia e dalla sua
preparazione, poiché la maggior parte dei sistemi esistenti se messi in atto
con adeguata conoscenza e perizia vanno tutti bene: altro che un solo metodo
come attualmente si vuole!

Nella
prima foto (da destra a sinistra) il prof. Leonard Linkow, il dott. Giorgio
Gnalducci e il dott. Hans Grafelman che importò in Germania le lame di Linkow e
fu anche uno fra i primi a servirsene. Attualmente il dott. Grafelman lavora
ancora, usando sempre le lame per i suoi lavori di implanto-protesi. Alcuni anni
or sono in un Congresso a Milano, ebbi la soddisfazione e il piacere di vedere
dei bellissimi lavori da lui realizzati, tutti completamente eseguiti con lame
endossee.
Nella
seconda fotografia il dott. G. Gnalducci al lavoro nel suo studio a Milano negli
anni ’70.
Sarebbe
giusto che i giovani implantologi conoscessero, almeno per loro cultura, anche i
veri pionieri della nostra implantologia e quanto costoro hanno fatto di buono e
di valido, rendendosi conto in tal modo che non tutto ci è pervenuto e ci
perviene solo dalla Svezia.


Esempi di come il dott. Gnalducci (negli anni ’70) eseguiva i suoi lavori implanto-protesici usando le lame di Linkow.
IMPIANTO A CAVALIERE LATERALE
DEL
DOTT. SILVANO TRAMONTE

Mi sembra giusto ricordare anche “l’impianto a cavaliere” del
dott. Silvano Tramonte. Questo tipo d’impianto, se eseguito ad arte, può
veramente fare miracoli in quei casi ove l’osso mandibolare è ridotto al
minimo ed ove il canale mandibolare impedirebbe l’uso di qualsiasi altro
impianto ( a meno che non s’intervenga con interventi abbastanza cruenti e
talvolta d’esito incerto). Trattasi comunque di un impianto che, come si può vedere
dall’illustrazione, non viene inserito sulla cresta edentuala, ma
vestibolarmente alla stessa in modo da passare a lato e anche sotto al nervo
mandibolare. Una volta inserito, la parte fuoriuscente
viene addossata alla parete ossea e mediante un’adeguata piegatura viene fatta
in parte compenetrare nella stessa in una sede preventivamente preparata: in tal
modo il moncone sul quale verranno fissati i denti si troverà opportunamente
allineato sulla cresta edentula.

Ritengo
comunque che non è certo sufficiente questa stringata spiegazione per poter
usufruire a dovere di tale metodica, ma coloro che sono interessati a conoscere
tutti i metodi implantologici possono, rivolgendosi allo stesso dott. Tramonte,
trovare la documentazione necessaria per apprenderne perfettamente l’impiego.
ALTRA
PERFETTA APPLICAZIONE DI STAFFE DEL DOTT. ELIO PIZZAMIGLIO

E
molti metodi e tipi d’impianto a conclusione di questo capitolo, si può senza
paura di errare affermare che esistono, studiati appositamente per risolvere
anche i casi più difficili!